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Le schiacciate del CUS arrivano da Tel Aviv: la storia di Roei Zeev Waxman


Il giovane israeliano studia medicina all'università di Padova e da questa stagione si è aggregato alla squadra di pallavolo in Serie C: «Giocare per il CUS ha aiutato molto la mia integrazione in Italia»



Le squadre di volley (come quelle di basket) abbracciano il progetto doppia-carriera che consente di formare un organico costituito solamente da atleti iscritti all’Università di Padova. Un modo per avvicinarsi anche ai tanti studenti stranieri che popolano la città. Tra questi c’è Roei Zeev Waxman, 23enne pallavolista israeliano che da inizio stagione milita nelle fila del CUS Padova volley.


«Sono originario di Tel Aviv e da un anno vivo a Padova dove frequento il corso di medicina in inglese», racconta la sua storia Roei. «Ho sempre avuto l’ambizione di diventare un medico ma nel mio paese sono pochi i posti a disposizione per questa facoltà. Così mi sono messo alla ricerca di un ateneo all’estero e l’Italia mi ha sempre affascinato per il suo stile di vita e la sua cultura. Non c’ero mai stato, ma conoscevo tante città di nome, legandole alle rispettive squadre di calcio e pallavolo. Padova era proprio una di queste».


La pallavolo ricorre costantemente nella vita di Roei. Come è nata questa passione?

«Da piccolo andavo in barca a vela ed ero bravo, ho vinto anche qualche titolo. Ma è uno sport molto impegnativo che mi avrebbe costretto a sacrificare lo studio. Per questo l’ho abbandonato optando per la pallavolo, che in Israele non è molto conosciuta. Il mio primo allenatore era argentino e usava termini tecnici inglesi o italiani. La prima parola che ho imparato è stata: “pallonetto spinto!”».


Fino a che età ha giocato?

«Fino a quando non sono dovuto partire per il servizio militare, che da noi dura 2 anni e 8 mesi. Quando sono tornato mi sono messo a lavorare e a cercare l’università, finché non sono arrivato a Padova. I primi mesi in Italia non sono stati semplici, ho faticato con la lingua e a trovare casa. Ma dopo un po’ mi sono ambientato e adesso adoro questa città, ricca di storia e divertimento, vicina al mare e alla montagna. Ho ripreso a giocare a pallavolo la scorsa primavera nel torneo riservato agli studenti di medicina, mi è tornata la passione e così mi sono candidato per le selezioni della squadra del CUS».


Il primo impatto con la squadra com’è stato?

«Ottimo. I compagni mi aiutano con la lingua e giocare con il CUS ha favorito ancor di più la mia integrazione. Il mio ruolo è opposto e il mio idolo Ivan Zaytsev».


E qualche parola di dialetto l’ha imparata?

«Si, baile!», ride. «Questo perché quando chiamavo il pallone, dicevo “pala” e allora i compagni mi prendevano in giro urlando baile, ovvero badile».


Il sogno?

«Diventare un medico e continuare sempre a fare sport, se possibile pallavolo. Amo questa disciplina perché è un vero sport di gruppo, dove il singolo non può vincere da solo e tutti devono dare il proprio contributo».


Nella foto un'azione di Roei Zeev Waxman



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