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Castellucci, un argento mondiale: «Risultato straordinario, il CUS resta la mia famiglia»

17 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

L'allenatore della squadra di basket in carrozzina ha guidato la Nazionale al risultato migliore della sua storia: «Ora puntiamo alle Paralimpiadi».



In una notte di fine estate anche il mondo intero scopre Fabio Castellucci e la forza straordinaria della sua squadra. Lo sport italiano sta ancora celebrando quella che è stata probabilmente la più grande impresa della sua stagione: la medaglia d'argento conquistata dalla Nazionale di basket in carrozzina ai Mondiali di Ottawa lo scorso 19 settembre. Un risultato mai raggiunto prima dagli Azzurri e che porta la firma dell'allenatore del CUS Padova ed ex docente dell'Università di Padova, Fabio Castellucci.


Dallo scorso 31 luglio, infatti, il tecnico di origine romana ha preso in mano la guida della Nazionale maggiore, riuscendo in poco più di un mese a centrare un traguardo storico ma che vuol rappresentare solo il punto di partenza verso una splendida e ambiziosa avventura. Appena rientrato a Padova, Castellucci non ha ancora smaltito tutta l'adrenalina di due settimane che hanno stravolto anche la sua vita: «Stiamo vivendo un momento di grande fermento e questo non può che farci piacere», sorride il 43enne allenatore. «Si lavora sempre per cercare di raggiungere i traguardi più alti ma la soddisfazione maggiore è costatare come il nostro successo abbia acceso grande entusiasmo e interesse verso questa disciplina».


Ora serve fare un passo indietro. Anzi due. Come arriva un allenatore romano a Padova, ma sopratutto come si avvicina al mondo dello sport nella disabilità? Tutto nasce una ventina d'anni fa: «Nel 2005, fresco di laurea triennale in Scienze Motorie, stavo frequentando un master in personal training e facevo l’assistente a un docente. Il professore segnalò che una squadra di basket a Roma cercava un preparatore atletico, fui l’unico a rispondere e scoprii solo sul posto che si trattava di basket in carrozzina e non in piedi. Sono rimasto subito affascinato e il primo pensiero è stato: riuscirò ad essere all'altezza di una disciplina che non conosco bene?». La risposta è sì, vedendo il curriculum successivo: da preparatore atletico diventa allenatore e poco dopo sbarca nello staff della Nazionale, scalando un po' alla volta le varie categorie e mansioni. La svolta arriva nel 2019 quando per amore di Chiara Coltri, capitano della Nazionale femminile di basket in carrozzina, decide di trasferirsi a Padova: «Sono arrivato che non avevo nulla in mano se non l'incarico come allenatore del CUS Padova. Ma fortunatamente ci ho messo poco ad abbracciare tante nuove esperienze lavorative tra cui quella, durata fino allo scorso anno, di docente della facoltà di Scienze Motorie del corso di laurea "Inclusione delle persone con disabilità nelle attività motorie"».


Nonostante il successo e una carriera sempre più in ascesa, Castellucci giura fedeltà al CUS Padova, che guiderà nel campionato di Serie B anche per la prossima stagione: «Ci mancherebbe altro, per me il CUS è una parte di cuore, è come una famiglia e poterci lavorare rappresenta un valore aggiunto. Il nostro primo obiettivo è permettere a tanti giovani del territorio di Padova e provincia di incontrare lo sport, praticarlo e fare progressi nella propria vita grazie ad esso. Mi auguro da sempre di riuscire a incastrare i miei impegni lavorativi e di vita con quelli del CUS, così da non doverlo mai abbandonare».


Ovviamente Castellucci resta saldo anche sulla panchina della Nazionale, con la quale adesso punta a partecipare alle Paralimpiadi del 2028: «Negli ultimi due cicli siamo rimasti fuori per un soffio, quindi ora spetta a me riuscire nell'impresa di portare la squadra a Los Angeles. Ai Mondiali ho chiesto ai ragazzi semplicemente di dare il massimo, di essere positivi e mettersi al servizio l’uno dell’altro per vivere il percorso una partita alla volta. Siamo stati bravi a correggerci e a crescere gara dopo gara, remando tutti nella stessa direzione».



Nella foto coach Fabio Castellucci


 
 
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